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Si susseguono con grande frequenza in questi anni rapporti ufficiali sempre più dettagliati in termini di numeri e dati relativamente al problema degli incidenti in ambiente domestico. La questione, toccando in modo sostanziale la Salute Pubblica, è diventata di primaria rilevanza non solo a livello nazionale ma europeo ed internazionale.

Per questo gli organismi preposti al controllo e alla possibile soluzione del problema si muovono in maniera decisa per raccogliere dati, valutare le strategie e sensibilizzare l’opinione pubblica a questo proposito. Volendo riassumere in poche brevi battute l’entità del problema citiamo un passaggio tratto dal sito web del Ministero della Salute per il progetto relativo alla Regione Friuli Venezia Giulia:

“Gli incidenti domestici rappresentano un problema di sanità pubblica di grande rilevanza. Diversi paesi europei e extra-europei hanno avviato già da alcuni anni politiche di prevenzione e sicurezza al fine di ridurre la portata di tale fenomeno. La Comunità Europea ha avviato un programma per la sorveglianza e il monitoraggio di questi eventi, attraverso la sorveglianza degli incidenti che accedono alle strutture dell’emergenza (ELHASS), cui successivamente è seguita la costituzione di una base europea di dati, integrata nella rete telematica EUPHIN. La rete italiana della sorveglianza europea degli incidenti è stata integrata dall’Istituto Superiore di Sanità nel Sistema Informativo Nazionale sugli Incidenti Domestici (SINIACA).”


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Esiste un’intera sezione all’interno del sito del Ministero della Salute dedicata al problema degli incidenti domestici e a come prevenirli (vedi 1), e allo stesso modo una pagina rilevante su questa tematica è presente sul sito ufficiale dei Vigili del Fuoco (vedi 2) a testimonianza di quanto questo sia un tema sentito. Stiamo parlando di cifre impressionanti:

“In Italia, secondo l’indagine multiscopo Istat sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana, anno 2011”, gli incidenti in ambito domestico hanno coinvolto, nei tre mesi precedenti l’intervista, 712.000 persone, pari a circa il 12 per mille della popolazione. Le donne risultano coinvolte nel 68% dei casi (482.000). Su questa base si può stimare che, nell’arco di 12 mesi, il fenomeno abbia coinvolto oltre 2 milioni 800 mila persone (vedi 3).”

Oggettivamente, un problema di vastissime proporzioni, che ci tocca veramente da vicino. E ancor di più se consideriamo che, sempre secondo gli studi più recenti, la stanza da bagno è l’ambiente della casa dove più si rischiano incidenti, cadute, ferite, traumi e lesioni. Lo spiega un recente rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, negli Stati Uniti: ogni anno circa il 10% degli adulti finisce in Pronto Soccorso per una caduta avvenuta in bagno, e di questa quota il 14% deve essere perfino ricoverato (vedi 4). Le situazioni più a rischio di infortunio e l’incidenza rispetto all’età/il sesso della popolazione coinvolta vengono ben rappresentate visivamente nell’illustrazione (vedi foto).

Una riflessione di grande intelligenza viene riportata dal sito Superabile (a cura dell’INAIL) sulla gestione del proprio personale rapporto con l’ambiente bagno.

“Tra i vari locali dell’abitazione, è soprattutto nell’uso del bagno che qualsiasi persona desidera essere completamente indipendente, poiché l’igiene personale è la situazione in cui si accetta con maggiore difficoltà l’aiuto di altri, anche se questo viene offerto in modo gentile e discreto. Spesso, invece, a causa dei numerosi spostamenti che si devono effettuare da un sanitario all’altro, il bagno è il locale che presenta maggiori ostacoli al raggiungimento dell’autosufficienza da parte delle persone con difficoltà motorie ( vedi 5).”

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